Divenire, libertà e potere: il  benessere è lo spazio (Guido Contessa / Arips)

Lo spazio è insieme divenire, libertà e potere. Movimento, locomozione, flusso, cambiamento, variazione, mutamento, mutazione, evoluzione, avanzamento, sviluppo, rivoluzione, conversione, variazione, alterazione, formazione,  costituiscono  la costellazione semantica del divenire. Il benessere umano è intrinsecamente legato al moto (fisico e psichico) e questo avviene nello spazio. La bara è senza spazio, il world wide web è uno spazio virtuale infinito. Fra i due estremi si snoda la vita di ognuno, che oscilla fra stati di benessere, con più spazio disponibile e più  divenire al loro interno, e stati di malessere, con meno spazio e meno divenire.

L’idea di collegare il benessere allo spazio deriva dalla teoria della gestalt per la quale ogni singolo essere umano ed ogni aggregazione umana sono una “forma”, un “campo”, un “sistema” composto da parti in equilibrio quasi-stazionario.  Questo equilibrio è un punto precario fra una fase di cambiamento e la successiva. Esso è puntuale, statico e momentaneo, laddove i cambiamenti sono processuali, fluidi e continui. L’equilibrio è la forma che lo spazio intrapsichico e interpersonale o sociale prendono “qui ed ora”. La rottura dell’equilibrio è il mutamento della forma e dunque dello spazio. Equilibrio e rottura sono forme geometriche tridimensionali la cui ampiezza, integrazione ed armonia definiscono il livello di benessere. Più grande lo spazio individuale e sociale, maggiore è il benessere. Più il soggetto “diviene”, più è benestante. Divenire significa passare da una forma alla successiva: che è la fisiologia (il benessere) dei campi umani. Il divenire è moto e questo non è possibile che nello spazio.

L’oscillazione fra equilibrio e mutamento dipende dalla libertà. Questa è la pluralità delle opzioni, cioè la quantità di spazio discrezionale autonomo a disposizione del soggetto. E’ interessante notare la polisemia del termine “gioco”, che indica sia l’attività ludica sia il grado di libertà della vite. Avere gioco e  giocare, è avere spazio e libertà di muoversi, scegliere, decidere. Il determinismo e la repressione sono corridoi produttori di claustrofobìa, traiettorie cogenti tipiche del mondo minerale o animale. Anche la relatività e l’indeterminismo fisici, che sono il punto più avanzato della libertà materiale, restano al di qua della soglia della libertà umana, in quanto non intenzionali né progettabili. Il benessere –la fisiologia- del mondo fisico risiede nella pluralità dei possibili; il benessere psichico risiede nella libertà di scelta. Mentre l’universo fisico è un multiverso causale, l’universo psichico è intenzionale e progettabile. Il benessere umano è avere spazio libero.

Il terzo aspetto del benessere è il potere. Qui il termine “potere” non indica il dominio sugli altri, né la posizione sociale, né il controllo sugli eventi, né l’autorità. Il potere qui indicato è la discrezionalità di attuare il potenziale ed il possibile. E’ il diametro del campo soggettivo, è il movimento sul piano o nel solido spaziale in cui il Soggetto è inserito. Più ampio è lo spazio, più il soggetto ha il potere di esprimere il potenziale e concretare il possibile. D’altronde, il potere  è la forza impiegata nell’occupazione dello spazio: dalle conquiste territoriali in campo politico, alle affermazioni di ruolo nei rapporti interpersonali. Il benessere dipende dal potere del soggetto di realizzarsi, occupando spazio. Come gli alberi crescono espandendosi in terra con le radici e nel cielo con la chioma, il soggetto cresce espandendosi spazialmente, attuando il suo potenziale mediante l’uso del potere. Il potere è la potenza, cioè la forza di esprimere un lavoro, che nel caso del soggetto umano benestante è il lavoro del divenire.

La traduzione di queste suggestioni in chiave politica è che il benessere degli esseri umani dipende dalla sovranità (potere), dalla libertà (discrezionalità e progetto) e dal divenire (sviluppo, crescita, cambiamento). In sintesi, dallo spazio fisico e psichico di cui godono.

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