Le trappole dell’ideologia dominante: come si manipola il senso comune
di Alessandra Ciattini
(Fonte)

1. Pensiero acritico e comunità illusorie

Oggi tra gli studiosi della religiosità si parla molto di revival religioso, il quale, a smentita del processo di secolarizzazione e di razionalizzazione prefigurato nell’Ottocento, sarebbe determinato dalla diffusione nella società capitalistica avanzata di vari movimenti religiosi e dalla forte attrazione, che eserciterebbe sulle masse la dimensione del sacro, del miracolo etc. Basti pensare alle molteplici celebrazioni della chiesa cattolica, che hanno proprio messo al centro questa dimensione, come del resto è già avvenuto in altri momenti storici (si pensi al miracolo di Fatima e di Lourdes avvenuti rispettivamente nel 1917 e nel 1858 nell’arretrato ambiente contadino contrapposto al ribelle mondo operaio e urbano).

Come vedremo, alcuni studiosi mettono in connessione tale risveglio religioso con i limiti o con la crisi della razionalità capitalistica, la quale lascerebbe insoddisfatte una serie di esigenze esistenziali ed emotive dell’individuo, che troverebbero soddisfazione solo nell’orizzonte religioso. Questi studiosi finiscono così col sollecitare un’apertura verso le varie forme di religione e i valori che esse contengono, perché in esse si troverebbero i fondamenti necessari a mantenere in piedi ogni struttura sociale (compresa quella odierna). Ciò che viene messo tra parentesi - e che è invece a mio parere di somma importanza - è che il pensiero e la pratica religiosi presentano una struttura, le cui caratteristiche analizzaremo nel dettaglio, che si riscontra non solo nella dimensione religiosa vera e propria, ma anche e soprattutto nella maggior parte delle manifestazioni dell’attuale ideologia dominante. Da questo punto di vista, a mio parere dobbiamo parlare di un modo di pensare, che impiega processi mentali individuati dai filosofi, dagli psicologi, dagli antropologi nelle religioni, e che mi sembrerebbe opportuno definire “religiosità”. La sua caratteristica principale è quella dell’acriticità e non il riferimento alla dimensione sovrannaturale, ma storicamente tale atteggiamento acritico è sempre stato messo in relazione dagli studiosi alle varie forme religiose susseguitesi nella storia.

Lo studio di tale modo di pensare acritico o “religioso” è fondamentale, perché il modo di rappresentarsi la realtà sociale (ossia la coscienza) può spingere gli individui a tentare di cambiarla oppure ad accettarla acriticamente e con atteggiamento rassegnato.

Per sottolineare il fallimento del modello socialista altri studiosi sostengono come nei paesi dell’est europeo (prima della loro dissoluzione e del loro inserimento nella sfera capitalistica) la religione - a livello individuale - non avrebbe avuto un significativo ridimensionamento, anche se aveva ormai perso molte delle sue funzioni sociali tradizionali. A me pare, invece, che le tesi relative ad un ridimensionamento della religione come istituzione nella società in transizione verso il socialismo (questa è la definizione più opportuna) non siano state falsificate, e che, se esiste oggi la possibilità di costruire una forma di società diversa da quella capitalista, avremo modo (probabilmente non noi direttamente) di verificare la validità o la non validità di tali tesi. Come sappiamo si tratta di processi di lunga durata e la disillusione forte derivata da un gravissimo fallimento, non deve portarci ad una conclusione pessimistica di carattere generale a proposito dell’affermarsi di una società socialista. E’ fallito un certo tipo di società, non il socialismo in generale. Credo, tuttavia, che il sentimento religioso, come desiderio di un appoggio assoluto e incondizionato, come grido di disperazione sia connaturato alla condizione esistenziale dell’uomo.

Tornando al cosiddetto revival religioso nella società capitalistica avanzata, esso presenta caratteristiche contraddittorie. Da un lato, è sicuramente riscontrabile un risveglio di varie forme religiose, che hanno legami deboli con le religioni tradizionali (il cristianesimo). Dall’altro, la frammentazione delle manifestazioni religiose mostra una loro intrinseca debolezza, che impedisce loro di affermarsi come visione complessiva del mondo propria delle grandi masse.

Come dicevo prima, questo è a mio parere solo un aspetto dei caratteri e dei contenuti religiosi dell’ideologia dominante, che dobbiamo analizzare nel suo complesso se vogliamo comprendere a fondo le sue funzioni socio-politiche. Per procedere in questa direzione è opportuno dare una definizione più astratta e generale di atteggiamento religioso, così come è stato descritto dai filosofi e dagli studiosi nel corso dei secoli; allora, vedremo che esso è onnipervadente, ed in particolare lo ritroveremo nelle concezioni del mondo relative alla vita quotidiana e proprie soprattutto di quei gruppi, che sono subordinati dal punto di vista economico sociale. Per il fatto che gli studiosi nel corso dei secoli hanno riscontrato la persistenza di una serie di meccanismi mentali nel pensiero cosiddetto spontaneo (ossia non oggetto di riflessione e critica), secondo alcuni (cfr. Boyer, 1994) tale atteggiamento avrebbe probabilmente a che fare con certe proprietà della mente. Come vedremo, tale atteggiamento ha certamente molti aspetti in comune con la magia - così come la conosciamo dalle molte pratiche e credenze diffuse in tutti i tempi presso le varie culture e società (compresa quella capitalistica avanzata) -; su di essa così si esprimeva Plinio il giovane: <<Sulla magia sono d’accordo in tutto il mondo, benché i diversi popoli siano tra loro discordi e ignoti l’uno all’altro>>.

Si potrebbero dire molte cose sulle caratteristiche dell’atteggiamento religioso. Mi limito ad enumerare quattro caratteristiche, che ci consentono di associare concezioni esplicitamente religiose, a concezioni implicitamente religiose. In primo luogo, ricordo l’entificazione, ossia la trasformazione di un sistema di relazioni in un ente, di solito un essere antropomorfico. Ad esempio, l’Inca è l’incarnazione dell’impero incaico e della sua strutturazione; analogamente gli eventi disastrosi, che stiamo vivendo, frutto di una serie di relazioni tra paesi ricchi e paesi poveri e del desiderio di controllare militarmente ed economicamente il mondo, sono attribuiti alla supposta azione criminale di pochi individui.

Anche l’Europa di Mastricht, identificata comunemente con una situazione di pace e di prosperità, nasce da un processo di entificazione, nel quale sono cancellate le relazioni economico-politiche tra i vari paesi dell’Unione europea, i rapporti tra le diverse classi sociali in essa presenti e il preciso disegno economico, sul quale si fonda la costituzione e il funzionamento di questo organismo politico. Quando tutti questi aspetti vengono portati alla luce, procedendo alla disarticolazione della nozione “Europa di Mastricht”, il volto bonario e civile del cosiddetto modello europeo non appare meno crudele e rapace di quello del modello anglosassone. Considerazioni analoghe si possono sviluppare sul modo in cui sono presentate al grande pubblico le Borse, spesso rappresentate come il luogo in cui in maniera quasi automatica si produce la ricchezza, dando per scontato che sia qualcosa di disponibile per tutti. Si tratta invece di denaro accapparrato da lobbies finanziarie, che devono la loro collocazione privilegiata alla strutturazione sociale vigente.

Un’altra comunità illusoria, assai propagandata, è costituita dalla cosiddetta “democrazia economica”, in base alla quale i lavoratori condividono la proprietà delle aziende con i loro datori di lavoro, ricevendo in cambio azioni e una diminuzione dei salari. La democrazia economica, spacciata per l’organizzazione che mette lavoratore e datore di lavoro sullo stesso piano, occulta gli svantaggi che essa produce per il primo: una perdita certa di salario in vista di guadagni incerti. Occulta anche il suo obiettivo principale: la cancellazione della conflittualità sociale. Molto probabilmente, infatti, il lavoratore non se la sentirà di scioperare, bloccando le attività di una fabbrica, di cui detiene qualche azione, rinunciando da solo a uno strumento che gli darebbe forza nello scontro col suo datore di lavoro.

Come si è visto, anche qui ci siamo limitati a disarticolare l’ente (la comunità illusoria) nel complesso di relazioni che lo costituiscono.

L’entificazione può comportare anche un altro processo definito dai filosofi naturalizzazione, in base al quale eventi storici e sociali (ad esempio, lo sciopero) sono presentati come catastrofi naturali, occultando così il conflitto e la ragioni che provocano il prodursi di questo fenomeno ed evitandone la contestualizzazione storica (cfr. Barthes, 1974: 130-33).

Il secondo elemento è dato dal cosiddetto inferential gap, ossia dalla giustapposizione di due eventi o cose, magari sulla base della loro somiglianza, ma senza che venga stabilita una relazione causale o sviluppata un’argomentazione, che giustifichi il loro accostamento.

Un buon esempio di questo modo di procedere è dato dalla magia [1] o dall’astrologia, nella quale senza alcuna spiegazione e giustificazione sono accostati la configurazione astrale e il momento della nascita di un certo individuo. In questo caso, la cooccorenza è intesa come relazione di causa/effetto. Qualcosa di analogo si trova nel senso comune quando, ad esempio, si collegano senza nessuna giustificazione ed argomentazione la propria difficile situazione economico-sociale e la politica governativa (sono tutti ladri, si dice in Italia degli uomini politici).  [2]

Nella tradizione filosofica tale forma di giustapposizione non argomentata è identificata col misticismo (Platone contrappone proprio in questo senso il mythos al logos, in quanto discorso argomentato e dimostrato). Non è necessario ricavare esempi dalle cosiddette religioni primitive, si pensi ad un qualsiasi film americano, in cui le preferenze del protagonista (per il gioco, un certa donna, per la giustizia) sono ricondotte ad una scelta irrazionale e quindi non spiegabile.

Il terzo elemento è dato dalla mancanza di criticità, per usare le parole dello psicologo J. Piaget, ossia dall’incapacità di distinguere tra pensiero ed essere, dal non capire che sono io che attribuisco un significato alle cose e che queste non ne sono dotate intrinsecamente. Il rito del battesimo è protettivo - e probabilmente lo diventa effettivamente - perché io credo in questa sua capacità; un certo abito firmato è segno di una certa appartenenza sociale, perché così lo si giudica in un certo ambiente.

Il quarto elemento lo riscontriamo nel modo di costruire generalizzazioni, che non sono assimilabili ai concetti scientifici. Queste generalizzazioni producono sulla base di accostamenti, somiglianze, assimilazioni quelli che L. S. Vygotskij chiama complessi; ossia un insieme di elementi messi insieme inconsapevolmente, utilizzando criteri diversi e focalizzandosi soprattutto sulle qualità percepibili dai sensi. In questo modo si producono quelle categorie che associano, ad esempio, tutti gli esseri e le cose che sono collocate in un certo punto cardinale, il colore ad esso considerato inerente, le piante dotate di certe caratteristiche etc. E’ questo il pensiero concreto e analogico di cui ci parla C. Lévi-Strauss (1964), e che egli definisce “scienza del concreto” per le sue capacità conoscitive. Diversi sono concetti, perché nascono da una precisa esigenza conoscitiva e dalla volontà consapevole di risolvere un problema; per raggiungere questo scopo non ci si accontenta della dimensione sensibile, si vanno a cercare collegamenti più consistenti tra le cose e si procede in maniera sistematica e rigorosa, evitando contraddizioni. Mentre un concetto raggruppa oggetti in base al possesso, da parte di questi, di almeno un attributo comune (inclusione in una classe), i legami che collegano gli elementi del complesso al tutto e fra di loro possono essere tanto diversi quanto lo sono i contatti e i legami che questi elementi possono avere fra loro nella realtà. Vygotskij paragona i complessi alle famiglie, nella quali ciascuna delle molteplici, diverse relazioni (padre/figli, madre/figli, nonni/nipoti, marito/moglie etc.) è sufficiente per il bambino per dare a un elemento il nome di famiglia.

Un buon esempio di complesso, e quindi di generalizzazione mal costruita, si riscontra nel modo in cui comunemente si parla oggi di democrazia; nozione applicata indiscriminatamenbte a paesi con ordinamenti profondamente diversi (Francia, Usa, Israele, India etc.) e in cui, in molti casi, la consistenza dell’astensione dal voto fa sì che i governanti siano eletti solo da una piccola parte della popolazione. Per questa ragione, in tutte queste situazioni, viene a mancare proprio uno dei requisiti fondamentali della cosiddetta democrazia rappresentativa: i governanti non rappresentano in maniera compiuta il popolo. Se pertanto volessimo essere conseguenti sul piano logico, nonostante gli artifici retorici usati dai mass media, in tali contesti non si deve assolutamente parlare di democrazia.

Ho indicato quattro processi mentali che - a mio parere - riscontriamo nelle varie manifestazioni religiose, ma anche in quello che i filosofi chiamano senso comune, pensiero spontaneo, pensiero non critico e non autocritico e che contrappongono al sapere critico, argomentato e dimostrato. Nella mia opinione, esso caratterizza la coscienza delle masse nella società capitalistica avanzata, sia nella sua forma religiosa, che nella forma criptoreligiosa, che si manifesta nel modo di interpretare la realtà sociale, impedendone un comprensione effettiva.

2. Un esempio: il fanatismo delle nuove religioni, cioé religiosità come acriticità

Le caratteristiche delle nuove manifestazioni religiose nella società capitalistica avanzata ci fanno capire il perché della loro diffusione. In primo luogo, esse forniscono una concezione onnicomprensiva della realtà (ad esempio, in termini di energia intesa come realtà psico-fisica misticizzante), spiegano il perché degli eventi positivi e di quelli negativi, attribuiscono un ruolo agli individui, li inseriscono in piccole comunità meno disumane dell’anonimato, in cui si vive nelle grandi città. Nascono da una visione, in qualche misura paranoica, della realtà - come quella che si riscontra nella stregoneria, secondo la quale ogni cosa negativa che mi accade deve avere un responsabile. Tale paranoia è sollecitata dalla reale interconnessione del mondo attuale: ciò che capita a Singapore può avere ripercussioni a Milano (si pensi al mercato borsistico); per cui anche nella solitudine della nostra casa possiamo essere travolti da qualque evento malefico inatteso. Inoltre, queste religioni hanno elaborato una concezione completamente diversa di salvezza. Non si tratta più di salvezza nell’altro mondo, si tratta piuttosto di raggiungere un equilibrio psico-fisico soddisfacente in questo mondo, per evitare la sofferenza e superare i traumi. Ciò predicano raggruppamenti parareligiosi come scientology, new age, neosciamanismo, umanesimo del sesso, movimenti del potenziale umano etc. E’ interessante che in molti casi gli obiettivi su indicati sono raggiunti con una strana mescolanza di motivi scientifici (fisica, psicologia e religione). Queste forme religiose assolvono dunque una funzione magico-terapeutica, che in molti casi dà un sollievo reale a una serie di problemi psicologici, che non avrebbero alcuna soluzione. Sono una sorta di psicoanalisi, che non richiede l’impegno psicologico e finanziario di una vera e propria psicoterapia.

Mi interessa sottolineare che tutte le nuove forme di religiosità, ma anche le vecchie, sono caratterizzate dall’uso di quei quattro meccanismi mentali, che ho cercato di illustrare sulla base della tradizione filosofica, sociologica ed antropologica.

Mi limiterò a fare qualche esempio, perché dell’inferential gap parlerò successivamente quando mi soffermerò sullo studio sociopsicologico di Adorno (1985) sull’astrologia statunitense.

Ad esempio, il fanatismo, che caratterizza molti di questi nuovi movimenti, scaturisce proprio dalla mancanza della consapevolezza che esiste una netta distinzione tra il nostro modo di descrivere le cose e l’effettiva realtà di esse. Con questo non voglio ricadere nel totale relativismo, ma ribadire che pensare è un’attiva creativa e non meramente riproduttiva, che per essere efficace deve sottoporsi a certe regole. D’altra parte, il non distinguere il pensiero dalla realtà e quindi non analizzarlo criticamente in quanto tale produce quegli insiemi eterogenei e disgregati, che Gramsci (1952: cap. VI) identificava col folclore e contrapponeva all’ideologia delle classi dominanti.-----

Vorrei sottolineare che il fanatismo, che caratterizza molti di questi movimenti, porta a comportamenti violenti nei confronti dei possibili adepti, i quali sono molto spesso sottoposti a una sorta di lavaggio del cervello o a tecniche mortificanti. Su questi aspetti i miei studenti hanno raccolto una serie di dati, riguardo ad alcuni gruppi religiosi abbastanza diffusi in Italia.

Per quanto riguarda il meccanismo dell’entificazione mi limiterò a ripetere una nota analisi relativa alla questione dell’insorgenza della nozione di anima. Grosso modo a questo proposito si sono sostenute due tesi, una di tipo emozionalistico, l’altra di tipo sociologico. L’anima nascerebbe dalla paura della morte, o meglio dall’entificazione di quest’ultima per negarne l’inettuabile realtà. I sostenitori della tesi sociologica ritengono, invece, che l’anima sarebbe la trasfigurazione religiosa del ruolo sociale e istituzionale, che ogni individuo riveste. Essa sarebbe immortale proprio perché il ruolo sociale permane, mentre invece gli individui sono destinati a scomparire.

Un ultimo esempio. La salvezza intesa come raggiungimento dell’equilibrio psico-fisico è l’entificazione della nozione di successo, nozione cardine nella società capitalistica avanzata basata su quello che è stato definito individualismo asociale.

In Italia si calcola che il 60% dei battezzati, che si dichiarano credenti, non sono in realtà praticanti. Una parte di questi fedeli si rivolgono ai movimenti religiosi importanti dagli Usa o dall’Oriente, cercando soprattutto un rapporto diretto col sovrannaturale, che la ritualità formale cattolica e gestita dal sacerdote non può dare. Spesso queste forme religiose sono sincretizzate e legate a leader carismatici, che promettono in questo secolo di incertezze e di contraddizioni la salvezza dell’umanità. Come si vede, quindi un tratto importante di questi movimenti è la sperimentazione diretta del sovrannaturale o il contatto diretto con esso, i quali devono certamente dare un certo sollievo psicologico.

3. Funzione socio-politica implicita

Si può affermare che, nella società capitalistica avanzata, la religione continua ad avere uno spazio importante, ma non ha più esplicitamente la funzione socio-politica che aveva nelle fasi precedenti. Il mondo precapitalistico era pervaso, in tutti i suoi aspetti, da diverse forme di religiosità. In questa prospettiva, le decisioni economico-politiche (si pensi alle Crociate e alle prime fasi della colonizzazione) non erano mai concepite riduttivamente come tali, ma erano anche l’espressione di una concezione religiosa dell’universo e delle relazioni con i popoli non cristiani. E questo modo di vedere religioso non costituiva un puro involucro separabile dal nocciolo del problema stesso, ma rappresentava il modo in cui la coscienza dell’epoca formulava questi problemi. In questo senso direi che, nei contesti precapitalistici, le manifestazioni religiose erano un elemento costitutivo (recepito anche dalla coscienza) e, per questa loro natura, veniva attribuita ad esse la funzione legittimatrice della struttura sociale.

Nel società contemporanea, in generale, la religione non costituisce invece la motivazione principale del comportamento (lo si è visto anche grazie ad un’indagine su coloro che hanno partecipato al giubileo): l’economia capitalistica, nell’attuale fase di mondializzazione, è ancora motivata dalla realizzazione del profitto; nonostante le guerre siano presentate come espedienti umanitari, sono ben evidenti le loro ragioni economiche e strategiche; l’esistenza stessa degli stati non ha più bisogno della sanzione religiosa per essere accettata; il dibattito culturale e filosofico non tocca temi religiosi, anche se esistono ancora oggi istituzioni religiose - come la chiesa cattolica - che si oppongono a tale ridimensionamento della religione e che la presentano come la Weltanschauung adeguata alle esigenze dell’uomo contemporaneo. Quando poi oggi qualche uomo politico invoca Dio, quale garante della bontà delle sue scelte politiche, mi pare sia evidente la mistificazione ideologica di tale comportamento.

Sui processi, che hanno determinato questo cambiamento del ruolo della religione sono d’accordo studiosi di vario orientamento. In genere si mette in evidenza come la caduta dell’influenza religiosa sarebbe stata provocata dal cambiamento di collocazione delle istituzioni religiose nella società, dal loro allontamento dal potere politico, raggiunto con la separazione tra chiesa e stato e dall’affermarsi di un atteggiamento empirico, razionale, strumentale, che sta alla base del pensiero scientifico.

In conclusione, la perdita del significato socio-politico della religione è dovuta dalla trasformazione stessa della società moderna, che ha reso la religione soprattutto un fatto privato e individuale, su cui lo stato non può intervenire. Tuttavia, nelle situazioni storiche concrete, le cose non si presentano mai in termini così netti (si pensi al potere politico della chiesa cattolica in Italia).

In generale il revival religioso riguarda forme di religione che non hanno un esplicito significato politico, ma che hanno un significato semantico e psicologico; d’altra parte, esse fanno parte della coscienza di milioni di individui, che per una serie di ragioni che esporrò, sono esclusi del tutto o in parte da altre forme di pensiero. In quanto, in qualche misura non aiutano a comprendere le dinamiche reali della realtà contemporanea e in particolare il ruolo effettivo delle masse popolari, queste forme religiose hanno un ruolo socio-politico implicito - nel senso di non immediatamente evidente - e molto importante. Non a caso Gramsci riteneva decisivo studiare il folclore come ideologia delle classi subalterne, per intervenire sulla loro concezione della vita sociale.

Non è mio obiettivo descrivere in termini negativi la religione in generale. Intendo sostenere piuttosto che essa, in tutte le sue forme, è uno strumento inadeguato dal punto di vista conoscitivo, ma ovviamente la ricerca della conoscenza è solo una delle attività umane. Inoltre, nelle credenze religiose sono depositate millenarie esperienze umane, a cui gli uomini necessariamente fanno ricorso per affrontare la sofferenza, il disagio fisico e psichico.

Dietro di esse si celano saggezza, esperienza, maturità emotiva, le quali costituiscono aspetti rilevantissimi dell’anima umana. Il loro valore sta dunque in questi aspetti e non nelle loro supposte capacità conoscitive; su questo piano e a certi livelli di approfondimento conoscitivo e teoretico sono incomparabili col pensiero scientifico, che ha per obiettivo specifico l’ampliamento delle conoscenze e l’affinamento degli strumenti concettuali per realizzarlo.

4. Razionalità e irrazionalità della società capitalistica

Vorrei analizzare brevemente come alcuni studiosi hanno spiegato la diffusione delle nuove forme di religiosità nel mondo contemporaneo.

Mi soffermerò dapprima sul pensiero di Brian Wilson, il quale a mio parere assume un atteggiamento contradditorio su questo tema, riproducendo così un aspetto cruciale della società moderna. Da un lato, Wilson sottolinea la perdita di significato sociale della religione nella società capitalistica avanzata, nella quale tuttavia gli individui si rivolgono a varie forme religiose per soddisfare algune esigenze soprattutto emotive negate dalla società stessa. Dall’altro lato, egli sottolinea che, nelle società preindustriali, la religione aveva a che fare col mondo dei valori, considerava l’uomo come fine ultimo, ribadendo così la necessità di una vita impegnata e responsabile.

Inoltre, a suo parere, secondo quando aveva già affermato Max Weber, i mezzi per realizzare un certo obiettivo possono essere definiti razionalmente, nella misura in cui lo raggiungono nel modo migliore e col minimo spreco. Secondo entrambi gli studiosi i valori invece sono irrazionali, in quanto sono lasciati all’arbitrio individuale, essendo privi di un fondamento assoluto e giustificabile. Proprio questa dicotomia tra mezzi e valori, determinabili razionalmente i primi, irrazionali perché ingiustificabili i secondi, fa sì che la società moderna sia in parte razionale, in parte irrazionale. Essa è il luogo in cui l’individuo persegue un obiettivo scelto secondo il suo capriccio con l’utilizzazione di mezzi razionali (nel senso prima indicato). Questa situazione produce una tensione tra due elementi. La tendenza alla razionalizzazione e/o secolarizzazione, che si manifesta nel sapere avalutativo, tecnico e pragmatico, confligge, infatti, con le esigenze emotive degli individui e con la necessità della società di fare appello ad esse. Era quanto aveva già messo in evidenza Emile Durkheim, il quale aveva scritto che la società avanzata: <<per funzionare avrebbe avuto bisogno di buona volontà e di affetto disinteressato - tuttavia, continua Wilson (1996: 65) - non si rendeva conto del punto fino al quale le premesse razionali del nuovo ordine avrebbero distrutto questo attributo della comunità morale>>.

Ora - a mio parere - Durkheim si rendeva perfettamente conto del fatto che un ordine sociale conflittuale, basato sul principio razionalistico ed individualistico <<arraffa più che puoi facendo il meno possibile>> (Wilson, 1996: 65), non avrebbe avuto coesione e con difficoltà si sarebbe riprodotto. Per questa ragione egli prospetta una sorta di religione civile, che nasce dal fatto che gli individui si identificano emotivamente nel gruppo e lo intendono come un’entità loro trascendente. Durkheim non si pone il problema se l’ordine sociale, in cui i cittadinisi identificano, corrisponda effettivamente a loro interessi morali e materiali. Non è un caso, dunque, che i suoi seguaci parlino di comunità illusoria. Quest’ultima risulta essere, dunque, il prodotto di un’entificazione mistificante, che nasconde - si pensi al caso del nostro rinascente nazionalismo - sia il processo storico costitutivo di una certa etnia (che invece viene presentata come un’entità transtorica) [3], sia la sicura presenza di interessi ed esigenze conflittuali tra i vari gruppi facenti parte di essa.

In definitiva, sia Durkheim, sia Weber sia Wilson descrivono le condizioni di vita nella società capitalistica. In essa teoricamente ognuno segue i suoi scopi, ha un suo ruolo, che gli è attribuito dalla razionalità dell’organizzazione sociale, ma tale ruolo non tiene conto delle sue esigenze personali (morali e materiali), anzi generalmente è frustrante. Per questa ragione l’individuo viene ridotto da una legge impersonale, impersonata dalla burocrazia, ad essere semplicemente l’esecutore di un certo ruolo. E’ il ruolo che conta non lui.

In questa situazione la più perfetta organizzazione razionale stimola l’insorgere di esigenze emotive, passionali, che non trovano soddisfazione in essa. Ciò spiega il ricorso alle varie forme di religiosità, che consentono l’espressione di queste manifestazioni di irrazionalità. Irrazionalità qui nel senso di ciò che non è compatibile con un certo ordine sociale, anzi lo disturba. Dato che però lo stesso ordine sociale la produce, il problema sarà quello di canalizzarla, di veicolarla e di trasformarla in qualcosa di utile all’ordine stesso.

Da questo punto di vista si può dire che l’irrazionalità è l’altra faccia della razionalità capitalistica. Inoltre, proprio perché l’ordine sociale non può reggersi sulla ricerca del proprio esclusivo interesse, bisogna che l’individuo si identifichi in esso attraverso l’emozione. Sarà così convinto di appartenere ad una comunità sovrana e sovrastante, che tuttavia non tiene conto delle sue reali esigenze. L’ordine sarà organizzato razionalmente, ma l’accettazione di esso da parte degli individui sarà del tutto irrazionale, perché contraria alle loro esigenze morali e materiali.

Tale accettazione assumerà la forma della religione civile, prefigurata prima da J. J. Rousseau e poi da Durkheim, la quale consiste nel trasformare lo stato e la società (o meglio una certa forma di organizzazione sociale) in oggetto di culto. E’ interessante notare che una delle prime manifestazioni di questa forma di religiosità è costituita dai monumenti ai caduti nella Grande Guerra, diffusi un po’ ovunque in Europa e in Italia. I soldati caduti sono così onorati per essersi immolati per la patria secondo una ritualità sacrificale rivolta ad una specie di nuova divinità.

5. La “Questione ebraica” e “Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione”

Vorrei a questo punto dimostrare come le conclusioni, cui giunge Wilson, sia pure da un punto di vista assai diverso, finiscano con l’avvicinarsi a quelle formulate dal giovane Marx nella “Questione ebraica” e in “Per la critica della filosofia del diritto di Hegel” (1974), in cui delinea il carattere dialettico della società capitalistica.

In primo luogo, entrambi gli autori sottolineano la presenza della religione nella società moderna, anche se a mio parere per comprendere più a fondo la loro analisi è necessario distinguere tra religione determinata e religiosità, intendendo quest’ultima come la manifestazione dell’esigenza da parte dell’uomo di dar senso e valore alla vita sociale. Dal punto di vista religioso, tuttavia, senso e valore sono posti al di là e al di fuori della vita sociale stessa ed hanno una relazione misteriosa con essa. Si genera così lo inferential gap, di cui abbiamo già parlato.

Secondo l’analisi di Marx la religione inoltre è “oppio”, anche quando assume l’aspetto della “protesta”, perché si tratta in realtà della protesta dell’impotente, di chi cioè lamenta i mali del mondo senza porsi il problema di come effettivamente modificarlo.

Il diffondersi della religiosità per Marx è legato alla natura stessa della società borghese, la quale è caratterizzata dalla scissione tra l’uomo che opera concretamente nel suo ambiente sociale, luogo della differenza e della disuguaglianza e il cittadino, astrazione giuridica, di cui la legge afferma libertà, uguaglianza e sovranità. In definitiva, per Marx la dimensione dello stato è analoga a quella della sfera celeste, perché si colloca al di fuori della vita quotidiana e profana, ma nello stesso tempo ne costituisce il fondamento (come l’aldilà giustifica e fonda quanto avviene nella vita terrena). Infatti, stabilendo con le sue leggi un’uguaglianza puramente formale lo stato non tiene conto delle condizioni effettive della vita sociale, e quindi delle disuguaglianze sostanziali tra i suoi cittadini, che pertanto restano immutate e finiscono coll’esser ratificate dalla legge stessa.

Proprio per questa ragione sia l’uomo moderno di Marx sia quello di Wilson risultano di fatto entrambi alienati.

Tuttavia, per Wilson i termini dell’alienazione stanno nell’opposizione tra uomo sociale ed individuo. Quest’ultimo è inteso come un’entità che prescinde dalla società e che è portatore di esigenze affettive e passionali, inevitabilmente in conflitto con l’efficienza ciecamente razionale dell’ordine sociale, da lui acriticamente accettato [4].

Per Marx, invece, l’alienazione deriva dall’opposizione tra l’uomo in quanto agente nella società civile (l’homme della “Questione ebraica”) e l’uomo (citoyen) in quanto soggetto giuridico-politico. Inoltre, l’alienazione religiosa riproduce quella umana: come l’uomo sottopone gli oggetti da lui prodotti al dominio del denaro, facendosi così espropriare di essi, analogamente si oggettiva, proiettando se stesso in un essere fantastico ed estraneo (la divinità) (Marx, 1974: 87). Per togliere l’alienazione religiosa bisogna pertanto distruggere in primis quella umana; vale a dire si deve cancellare la scissione tra società civile e stato, il cui obiettivo è ratificare politicamente la condizione di estraneazione prodotta dalla prima. Riassumendo per Marx stato e vita concreta, se separate, sono due astrazioni. Fare della legge l’espressione dell’autogoverno sociale significa toglier di mezzo la scissione e tutte la conseguenze negative da essa derivate, producendo infine l’emancipazione umana.

6. Politica statunitense e diffusione della religiosità (acriticità) nella società capitalistica avanzata

L’anno passato è uscito un articolo (Le sette cavallo di Troia degli Stati Uniti in Europa) di B. Fouchereau su Le Monde diplomatique (2001), in cui si delinea lo scontro tra i nuovi movimenti religiosi, diffusisi a partire dagli Usa (90%) e che svolgono in realtà lucrose attività commerciali, e i governi europei. In particolare, si mette in evidenza come i responsabili di queste sette in varie occasioni abbiano spinto i loro adepti al suicidio, e come essi utilizzino metodi coercitivi e alienanti nei confronti di questi ultimi.

In Francia, ad esempio, nel 1996 sono state varate varie leggi, che hanno lo scopo di difendere le persone più deboli psicologicamente dal plagio. In Germania si è cercato di limitare l’influenza di scientology. Nel 1997 gli Usa hanno condannato queste misure e l’Ufficio per la democrazia, i diritti umani e il lavoro, istituito in questo paese, ha messo Germania e Cina sullo stesso piano riguardo alla questione del non rispetto pieno della libertà religiosa.-----

Nel 1998 il Congresso nordamericano votava una nuova legge sulla libertà di culto nel mondo ed istituiva l’Ufficio per la libertà religiosa internazionale, che ha recente pubblicato un’indagine dettagliata sulle legislazioni dei vari paesi su questa materia . Mi pare abbastanza evidente come queste vicende si inseriscano nella politica di ingerenza potenziata dagli Usa dopo il crollo dell’Urss.

Il governo francese ha fatto svolgere indagini su queste sette di origine nordamericana, che hanno mostrato come si tratti in realtà di organizzazioni a scopo di lucro, le quali usano inoltre metodi coercitivi per piegare la volontà dei loro adepti. Per il loro comportamento e per l’evasione fiscale sono state più volte condannate in Francia. Ciò ha scatenato gli americani, i quali, attraverso varie organizzazioni in difesa della libertà religiosa, hanno accusato la Francia di non voler accordare lo status di religione ad alcuni movimenti di origine statunitense. Questa accusa è infondata, poiché non tiene conto del fatto che nel 1905 la Francia ha varato una legge che stabilisce la separazione tra stato e chiesa e che, in base ad essa, non riconosce nessuna religione.

E’ interessante soffermarsi un momento della storia di scientology, così come è riportata da Fouchereau. Nel 1993 viene riconosciuta come religione negli Usa e ciò la esonera dal pagare le tasse. I dirigenti della setta hanno raggiunto questo obiettivo, facendo pressioni sull’apparato fiscale, finanziando indagini sulla vita privata dei funzionari, pagando anche una società specializzata nel lobbying politico. Risulta che alcuni attori cinematografici, membri di scientology hanno finanziato le campagne elettorali di Hillary Clinton e di Gore. Inoltre, sembra che scientology sia legata a moon, un’altra setta famosa, la quale è proprietaria del giornale conservatore Washington Times. Questo gruppo, creando recentemente il caso Milingo, ha suscitato notevoli preoccupazioni alla Chiesa cattolica, perché ha gettato discredito su uno dei suoi membri e ciò avrebbe anche potuto provocare scissioni all’interno della Chiesa stessa. Attorno a queste due sette (scientology e moon), cui si sono aggiunte altre, si sono aggregati vari gruppi integralisti e fondamentalisti, protestanti e cattolici, ultraconservatori ed antiabortisti, che stanno operando in vari paesi del mondo.

La presidentessa dell’Istituto per la religione e la democrazia, altra creatura americana, ha recentemente dichiarato: <<la Francia rappresenta un modello per le altre democrazie europee. Deve assolutamente abbandonare la sua politica anti-religiosa e garantire nuovamente la libertà di culto... Oggi lottiamo in favore della libertà religiosa per lo stesso motivo per cui ieri abbiamo lottato contro il comunismo. Una società umana non può vivere nella menzogna. L’ateismo e il comunismo non generano altro>>.

Secondo Fouchereau questa campagna ideologica ha l’obiettivo di imporre al mondo i valori americani, in questo senso è uno strumento della mondializzazione capitalistica. L’Istituto per la democrazia e la religione ha affermato: la mondializzazione e la globalizzazione dei mercati sono missioni ispirate dalla Bibbia agli Stati Uniti. Uno dei punti importanti di questo progetto è rappresentato dall’universalizzazione delle norme giuridiche, che costituiranno la base di tribunali internazionali, ovviamente gestiti dal più forte.

Queste sette di origine statunitense si trovano unite nel combattere il cararattere laico dello stato, e tentano di accaparrarsi una serie di funzioni da esso in parte controllate (in vari modi a seconda dei paesi), come l’attività educativa ed informativa. In questo modo, sperano di sviluppare forme sempre più capillari e penetranti di reclutamento dei loro seguaci.

E’ interessante notare che il fondamentalismo nasce come movimento protestante statunitense negli anni Venti. Esso comprende un gruppo di chiese conservatrici, che ribadiscono la verità letterale della Bibbia, la considerano ispirata da Dio e le attribuiscono piena autorità sulla fede e sul comportamento. Il fondamentalismo nasce naturalmente in opposizione al protestantesimo liberale e modernista, che si richiama invece al criticismo biblico.

Per contrastare l’aggressivo espansionismo ideologico statunitense e per riconquistare il Terzo Mondo, il Papa si è schierato apertamente, in più occasioni, contro il capitalismo selvaggio (ma nei paesi excolonie lo è sempre stato ed ora, non più frenato dalla presenza dell’Urss, si mostra tale anche nei paesi sviluppati); per ostacolare tale espansionismo in Europa egli chiede che il cristianesimo sia considerato il fondamento dell’Unione europea, quasi prefigurando il ritorno a una sorta di Sacro Romano Impero.

7. Un esempio di analisi psico-sociologica: “Stelle su misura” di T. W. Adorno

Analizzando questo breve scritto di Adorno (1985) vorrei illustrare alcune caratteristiche dell’atteggiamento religioso, indicate in precedenza. In questo scritto lo studioso tedesco analizza la rubrica astrologica del Los Angeles Times pubblicata tra il 1952 e il 1953, e cerca di portare avanti una ricerca psico-sociale, avvalendosi della sua esperienza psicoanalitica. Egli si propone di studiare (1985: 10) quella <<zona crepuscolare tra la ragione e le pulsioni inconsce>>, tra irrazionalità e pseudorazionalità, che caratterizza il comportamento di molti individui. Questi ultimi, cercando di realizzare in tutti i modi i propri interessi personali, non si rendono conto che in molti casi finiscono con l’agire contro loro stessi, col non vedere le conseguenze disastrose delle loro azioni apparentemente orientate razionalmente al perseguimento dei propri obiettivi. In questa situazione razionalità e irrazionalità si incontrano, la prima si volge pericolosamente nell’altra. Secondo Adorno lo stesso può dirsi della Realpolitik, nella quale molto spesso si manifesta l’atteggiamento paranoico di tutta una nazione, nella disperata ricerca del proprio vantaggio ai danni degli altri, che può invece tramutarsi in un danno a sé medesima.

Un altro concetto importante utilizzato da Adorno è quello di inconscio, che però - a suo parere - nei processi relativi alle comunicazioni di massa, di cui fa parte l’astrologia, non deve essere considerato in senso freudiano. Nello studio dei fenomeni sociali l’inconscio deve essere inteso come quello strato, di cui non si è pienamente consapevoli, ma che non è represso in senso psicoanalitico (cioè non è legato ad un senso di colpa). In questo strato (forse preconscio) vengono accumulate tutte quelle credenze e quelle convinzioni, che accettiamo senza riflettere, senza criticarle. Questo modo di acquisizione delle credenze spiega anche il loro carattere astratto e fasullo e quell’atteggiamento di scetticismo, di incredulità con cui sono assai spesso manifestate (non è vero, ma ci credo, si dice comunemente).

La rubrica astrologica, studiata da Adorno, è caratterizzata da una forte contraddizione: da un lato elargisce ai suoi lettori consigli di piatto buon senso, dettati da una psicologia popolare (siate rispettosi con i capi, risolvete i contrasti in famiglia etc.), dall’altro tali consigli sono formulati da un esperto, investito senza alcuna giustificazione di una straordinaria autorità. Ma tale contraddizione non recepita dai seguaci dell’astrologia. Del resto, l’incapacità di cogliere le contraddizioni può esser considerato un altro tratto del pensiero acritico o religioso.

I lettori degli oroscopi sono individui con un forte senso di inferiorità, di dipendenza incapaci di decidere da soli; per questa ragione si rivolgono all’astrologo, che indica loro il comportamento più adatto in sintonia con i ritmi dell’universo. Adorno ritiene che essi siano in massima parte donne di mezza età, o lavoratori dipendenti appartanenti alla piccola borghesia, speranzosi di fare successo e di essere gratificati dai loro superiori.

I consigli dati dall’astrologo costituiscono sempre un invito a sottomettersi al capo, a cercare di capire come egli ci possa apprezzare, a dedicare prima il proprio tempo al lavoro e poi al piacere. In questo senso sono implicitamente un invito al conformismo, ad adattarsi alla vita sociale, anche se non manca il richiamo contraddittorio all’individualismo (sono sottolineate le speciali qualità del lettore).

Per mantenere il suo dominio l’astrologo fa anche blande minacce: se non si seguirà il suo consiglio, potrà prodursi un evento negativo, perché avremo violato i ritmi stellari. Ciò aumenta l’ansia dell’individuo dipendente e produce frustrazione, perché egli intuisce di non essere in grado di valutare la situazione reale e di non essere in possesso del senso di responsabilità per agire in base alle proprie decisioni. Proprio perché gli oroscopi non svolgono una funzione liberatrice, impediscono all’individuo di combattere il proprio senso di inferiorità, rafforzano il senso di fatalità, paralizzano la volontà di cambiare e spostano problemi sociali, che provocano insoddisfazione (un lavoro alienante), sul piano puramente privato. In questo modo l’astrologia occulta l’angoscia, che potrebbe spingere l’individuo al cambiamento, e favorisce l’adattamento all’ordine sociale vigente. In questo senso l’astrologia - come per Adorno l’industria culturale in genere (il cinema, la televisione etc.) - è un forte strumento di controllo sociale e di conformismo. D’altra parte, costituisce anche una sorta di gratificazione sostitutiva, in quanto l’oroscopo è indirizzato all’ideale dell’Io, che è una persona importante per l’astrologo, anche se ha ancora non ha raggiunto il pieno successo (è metaforicamente un vicepresidente). Inoltre, come industria culturale fa sognare, l’astrologia ci fa credere che alcuni nostri desideri saranno realizzati.

Questa analisi illustra il concetto da cui siamo partiti: la ricerca del proprio vantaggio (rivolgersi all’astrologia) finisce col produrre il nostro stesso svantaggio (la permanenza in uno stato di dipendenza e la rinuncia a tutto ciò che ci aiuterebbe a cambiare la situazione insoddisfacente in cui viviamo).

Un altro aspetto importante messo in evidenza da Adorno è la totale mancanza di giustificazione del ruolo giocato dalle stelle sulla nostra vita. Appare qui l’inferential gap, di cui abbiamo parlato a proposito del sapere non argomentato, non dimostrato. L’accostamento tra vita umana e stelle appare da questo punto di vista del tutto irrazionale. Appare razionale se seguiamo Adorno e interpretiamo l’ordine cosmico come metafora dell’ordine sociale, che nella situazione di semicultura dei seguaci dell’astrologia è qualcosa di misterioso, opaco, imperscrutabile. Esso tuttavia fa sentire sugli individui la sua minaccia sovrastante, e da questo chi ricorre agli oroscopi vuole difendersi per cercare di conoscere come si manifesterà e come evitare i suoi esiti più preoccupanti. Adorno (1985: 15) definisce questo tipo di credenza “soprannaturalismo naturalista”.

L’ordine cosmico proprio per il suo potere metafisico è la metafora dell’autoritarismo, inerente all’ordine sociale moderno; autoritarismo che sviluppa negli individui la sensazione di essere perseguitati, oltre alll’idea che un oscuro pericolo li attende. Ciò - come avviene secondo Adorno in tutte le fasi di declino sociale e di incertezza - favorisce lo sviluppo di tendenze paranoidi, che abbiamo visto già caratterizzare psicologicamente chi vive nella società capitalistica avanzata.

Infine, un’ultima osservazione. Abbiamo nell’astrologia la naturalizzazione o entificazione delle condizioni sociali di vita. Esse sono concepite come un dato da accettare e sono ritenute modificabili solo se si conosce l’influenza che su di esse esercitano le stelle. Non si comprende che sono il frutto di una certa organizzazione sociale e di una certa storia.

8. Strutturazione delle classi sociali e sistemi di credenze scientifiche e religiose nella società capitalistica avanzata

La conclusione di questa breve analisi sta in due considerazioni: 1) non solo la religiosità non è assente dalla società capitalistica avanzata, essa è generata da quest’ultima, perché pone gli uomini in una condizione alienante (intesa in modi diversi), contro cui spesso protestanto in termini religiosi; 2) inoltre, essa ha bisogno per riprodursi dei sentimenti di solidarietà suscitati dalla religione e negati dai meccanismi capitalistici (prendi il massimo, dando il meno possibile).

Questi due punti possono costituire due importanti cause della presenza della religiosità nel mondo moderno. A queste due cause o ragioni dobbiamo - a mio parere - aggiungerne altre due, tra loro collegate.

In primo luogo, la strutturazione di classe che genera sistemi di credenze diversi, uno proprio delle élites culturali (che però non sono mai esenti dal senso comune diffuso nella loro società), uno proprio delle classi popolari. Questi sistemi sono in relazione reciproca, e generalmente l’ideologia delle masse deriva per transculturazione dall’ideologia delle classi dominanti, anche se manca di rigore e sistematicità (è un sistema disgregato ed eterogeneo - diceva Gramsci - per questo non è destinato ad essere egemonico).

Proprio per la strutturazione di classe le masse sono distanti dai massimi vertici del pensiero scientifico e filosofico, ed utilizzano sistemi religiosi per interpretare e per dare significato al mondo. D’altra parte il ricorso alle pratiche scientifiche (come la medicina, la fisica etc,) in molti casi non richiede nessuna preparazione specifica, né tanto meno la conoscenza del significato e delle caratteristiche fondamentali del pensiero scientifico, il quale oggi - non a caso - è spesso riduttivamente identificato con la tecnologia. In questo senso, si potrebbe dire, che quando premiamo un interruttore della luce, ci aspettiamo che essa si accenda, così come un selvaggio si aspettava che il suo rito desse certi risultati; cioè senza sapere cosa sta avvenendo nello strumento che stiamo usando. Certo, il ricorso alla pratiche scientifiche - quando non conosciamo i loro presupposti e non lo dominiamo a fondo - richiede la fiducia in esse e nella loro validità; fiducia che potrebbe essere in qualche modo analoga alla fede religiosa.

La presenza di più sistemi di credenze (scientifiche e religiose) nella mente degli individui è dunque legata alla complessità della società capitalistica avanzata, ma - a certi livelli intellettuali - è anche dovuta alla diffusa incapacità di guardarla nel suo insieme utilizzando sistemi ideologici, che non siano religiosi. Quest’ultimo aspetto non si presenta solo in quei gruppi intellettualmente poco sviluppati, ma anche tra chi ha raggiunto livelli intellettuali relativamente alti, quando non si guarda alla società capitalistica adottando un punto di vista critico. Mi pare oggi abbastanza evidente che il livello educativo medio è di per sé insufficiente per operare nella complessa società moderna, che si avvale di tecniche e di teorie scientifiche sempre più raffinate.

In secondo luogo, la grande specializzazione del pensiero scientifico e filosofico impedisce che un singolo individuo sia in grado di dominare le diverse branche del sapere, di coglierne le differenze e i collegamenti. L’ampliarsi e il frazionamento del sapere fa sentire l’uomo smarrito e fa sì che si senta dominato proprio dagli strumenti che egli stesso ha creato.

D’altra parte, il pensiero scientifico e filosofico, pur nel loro rilevante sviluppo e nella loro raffinatezza, non sono stati in grado o meglio non hanno potuto costruire una concezione unitaria del mondo, che potesse costituire il senso comune dell’uomo moderno e che, quindi, fosse adeguata ai livelli di conoscenza raggiunti.

Nella mia opinione tutto ciò spiega il significato soprattutto semantico della religiosità oggi e la sua funzione socio-politica implicita, in quanto elemento strutturante la coscienza sociale. Non credo, tuttavia, che in una società frammentata e conflittuale come l’attuale sia possibile costruire una nuova Weltanschauung, che dovrebbe essere il prodotto di un’adeguata opera critica di semplificazione e di riadattamento dei risultati della ricerca scientifica e filosofica in grado di essere recipita e trasformata in atteggiamento verso la vita quotidiana adottato dalle grandi masse. Era questo l’obiettivo di Engels e di Gramsci, ed non credo dobbiamo abbandonarlo, pur mantenendo un atteggiamento di rispetto verso quelle credenze e quei valori, che gli uomini hanno costruito nel corso della loro esperienza storica. Tuttavia, non possiamo certo sostenere che tali credenze e valori oggi siano in grado di orientare un’azione innovatrice consapevole nel complesso mondo attuale.

Bibliografia

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Marx K., La questione ebraica, Editori Riuniti, Roma 1974 (ed. or. 1843).

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Vygotskij L. S., Pensiero e linguaggio, Giunti-Barbera, Firenze 1962 (ed. or. 1934).

Wilson B. R., La religione nel mondo contemporaneo, Il Mulino, Bologna 1996.

NOTE

[1] Ad esempio, nei riti magici l’oro è associato all’itterizia, perché entrambi sono gialli. Per questa somiglianza l’oro potrebbe far scomparire le cause di questo sintomo.

[2] Naturalmente il vuoto inferenziale è presente in tutte le religioni, in quanto il riferimento al sovrannaturale non è mai giustificato logicamente né verificabile fattualmente.

[3] Un altro esempio di naturalizzazione.

[4] Questi temi sono presenti nel pensiero di Freud e, tramite l’opera del fondatore della psicoanalisi, si sono diffusi nella nostra cultura.

 

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